Approvato codice etico degli amministratori

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Un vademecum per il buon amministratore, che ricorda la necessità dell’osservanza costante di principi etici inviolabili a quanti hanno avuto mandato dai cittadini di governare la cosa pubblica. E’ quanto contenuto nel Codice deontologico degli amministratori, approvato venerdì sera dal consiglio comunale di Caltanissetta dopo lunghi lavori preparatori ed un articolato dibattito in aula.

La seduta del 4 marzo, in prosecuzione di quella del 25 febbraio scorso, è stata caratterizzata, oltre che da un sano confronto dialettico tra i consiglieri comunali dei diversi schieramenti, anche dalla presenza nell’aula consiliare di piccole bandiere tricolore, segno ufficiale di adesione ai festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, fortemente volute dal presidente pro-tempore Calogero Rinaldi.

In apertura di seduta sono stati ricordati con un minuto di silenzio il capitano Massimo Ranzani,  l’alpino caduto in Afghanistan, e il consigliere comunale di Riesi Vincenzo Giannone, morto in un incidente stradale la settimana scorsa.

La seduta è poi entrata subito nel vivo, con il parere rilasciato dal segretario sulla proposta contenuta in un emendamento alla delibera del codice etico riguardante l’istituzione di un Giurì per vigilare sull’operato del consiglio comunale.

Sono poi intervenuti i consiglieri Lorenzo Tricoli e Antonio Favata, che hanno sottolineato lo “scollamento” tra amministrazione attiva e consiglio comunale nel prendere atto solo durante il dibattimento del 4 marzo e in maniera casuale della decisione presa dal sindaco di partecipare, a nome della città, alla manifestazione indetta per il 12 marzo per la legalità e lo sviluppo, senza avere informato di ciò i capigruppo consiliari né il presidente del consiglio. Il sindaco Campisi, presente in aula, ha ribadito che su punti come legalità e valorizzazione della città bisogna necessariamente trovare un punto di incontro.

Ha parlato di “continua mortificazione del ruolo del consiglio comunale” il consigliere Alfredo Fiaccabrino, che ha inoltre stigmatizzato per l’ennesima volta l’ingaggio di esperti esterni provenienti da fuori città, in particolare da Palermo, mentre il consigliere Sergio Speciale, manifestando apprezzamento per l’adesione alla manifestazione del 12 marzo, tuttavia ricorda al primo cittadino che “gli obiettivi della manifestazione, legalità e zona franca, significano  una forte volontà di candidare la città e il territorio ad essere area attrazione per industrie, commercio e attività varie che possano dare lavoro affinché i due termini possano essere veramente coniugati”. “Parliamo di etica – ha detto – ma soprattutto di etica del ruolo, che significa non solo creare posti di lavoro ma anche conservarli e questa deve essere l’attività prevalente della giunta e di noi consiglieri comunali: mi riferisco alle questioni dei lavoratori degli asili nido e della Scat, che solo noi possiamo risolvere, a patto di lavorare per cercare davvero soluzioni praticabili”.

I lavori sono poi proseguiti con la lettura degli emendamenti, le dichiarazioni di voto e, infine, il voto vero e proprio.

Respinto con 15 voti contrari e solo 3 favorevoli l’emendamento presentato dal Pd sull’istituzione di un Giurì (“ognuno di noi consiglieri ha valori e principi, ha moralità e senso della legalità – hanno detto i consiglieri Ricotta e Middione – e non crediamo sia necessario che ci siano dei magistrati a fare da controllori sul nostro operato” mentre il consigliere Nicosia ha sottolineato come un “organo terzo è una violazione delle prerogative del consiglio stesso e sembra piuttosto un passo indietro anziché un adeguamento a principi democratici”); approvato invece all’unanimità il blocco di articoli da 3 a 6, come stabilito precedentemente in conferenza dei capigruppo, che contemplano i principi di base, i principi etici, gli obblighi specifici e i principi di condotta. L’ultimo articolo, relativo all’attuazione del codice etico, è stato scorporato poiché conteneva indicazioni che il Pd aveva modificato nell’emendamento presentato e non accolto dall’assemblea (“un articolo assolutamente generico – ha detto Licari – per questo avevamo elaborato come Pd una proposta migliorativa che però non è stata accolta” e dello stesso parere si è detto ilo consigliere Vito Margherita. L’articolo 7 del codice etico è stato così approvato (due soli i voti contrari) mentre è stato respinto con 13 voti contrari e 5 favorevoli l’ultimo emendamento, proposto dall’Udc e presentato dal consigliere Giuseppe Firrone.

Poco prima della votazione definitiva per l’approvazione del codice emendato si è svolto un vivace scambio di battute tra l’assessore alla legalità Danilo Tipo e i consiglieri Favata, Tricoli, Fiaccabrino, Bruzzaniti, Licari, Dierna, Mazzé, che hanno contestato alcune osservazioni tardive fatte dall’assessore su presunte lacune volontarie tra i vari articoli del codice stesso (invitata più volte durante le scorse settimane l’amministrazione attiva per un coinvolgimento fattivo nell’elaborazione del codice e degli emendamenti senza avere avuto alcun riscontro) e ribattendo all’assessore che, poiché il codice fa riferimento ad una delibera di Giunta del settembre 2009 è sufficiente, se l’assessore ritiene che vi siano lacune significative, modificare la stessa delibera da parte della giunta comunale. (rlv)

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